Intervista a Fausto Bertinotti
"Stavolta ci
giochiamo tutto. Cioè la sinistra"
«La tesi del pareggio elettorale è
arbitraria e serve solo a preparare una 'union
sacrée' tra Pd e Pdl. Chiedo a Veltroni e a
Berlusconi di esprimersi subito sulle riforme: dicano
ora se vogliono allearsi dopo le elezioni per
tagliare le ali per via istituzionale. Sarebbe un
regime a cui si può rispondere solo con una
mobilitazione democratica di tutti i cittadini e di
tutte le forze organizzate»
Intervista a Fausto Bertinotti La sfida di queste
elezioni è la costruzione del nuovo soggetto
«unitario e plurale». Il candidato premier annuncia
che dopo il voto non avrà incarichi di direzione ma
avverte: «Non faremo un cartello elettorale. Chi ci
sta ci sta. Subito comitati per la Sinistra
arcobaleno in tutta Italia» Contro la crisi quattro
proposte: aumento di stipendi e pensioni, opere
pubbliche a difesa del territorio, forti investimenti
in energie alternative e salario sociale
Roma
«La sinistra si gioca la pelle». Fausto Bertinotti
non lo dice esplicitamente ma la posta in gioco alle
prossime elezioni secondo lui è abbastanza chiara. In
questo lungo forum con il manifesto, il candidato
della Sinistra arcobaleno non nasconde il fallimento
del governo Prodi né le difficoltà del «nuovo
soggetto unitario e plurale». Quasi due ore di
intervista a tutto campo: dalle liste elettorali alla
doppia sfida contro la destra e contro il Pd.
Inevitabile partire dal governo Prodi e dalla
sua caduta. Da un male può nascere un bene?
Sì. Sì, se si determinano una
discontinuità e una rottura vere. Altrimenti saremo
marginalizzati o travolti da una «rivoluzione
passiva». Il punto da cui partire secondo me è
l'efficacia di una politica di sinistra - e per
sinistra io intendo una forza che pur con tutte le
innovazioni eredita dal movimento operaio del '900 il
tema dell'uguaglianza e della trasformazione della
società capitalistica nel suo tempo. Per rispondere
al problema dell'efficacia, nel 2006 avevamo scelto
la partecipazione a un governo di centrosinistra.
Anche perché, dopo cinque anni di Berlusconi, c'era
una tale attesa nel paese che l'alleanza di governo
era una strada quasi obbligata. L'abbiamo presa
puntando tutto su un programma molto dettagliato.
Perché così dettagliato? Perché era il tentativo, un
po' ingenuo, riconosco ex post, di ottenere quelle
garanzie che non ci sembrava possibile ottenere per
via politica. Andando alla concretezza dei dettagli
potevamo chiedere agli altri: facciamo proprio questa
cosa che c'è scritta qui.
Più che un programma è stato un contratto?
Sì. Ma non ha funzionato e dico subito
che è stato un errore di cui mi prendo la mia parte
di responsabilità. Sostituire a un chiarimento
strategico pressoché impossibile un castello di
dettagli programmatici si è rivelata una forzatura.
E' stata una disgrazia o una fortuna che sia
caduto Prodi?
Formula antipatica. E' una fortuna se
tutti coloro che si sentono di sinistra prendono atto
che quella storia lì, cioè la possibilità di
costruire una politica riformatrice prevalentemente
dal governo con un'alleanza tra forze diverse, è
finita. Perché sia una fortuna dobbiamo cambiare il
gioco e dire che il centro del nostro interesse è
costruire una sinistra. Non più trovare una risposta
qui e ora al tema dell'efficacia attraverso alleanze
e governo ma di ritrovarla più avanti nel tempo
costruendo un nuovo soggetto politico di sinistra.
Ma in campagna elettorale questa proposta non
rischia di essere poco credibile?
No, perché se facciamo la campagna
elettorale dando l'idea che la Sinistra arcobaleno è
un cartello elettorale non rispondiamo al tema
dell'efficacia. E' invece un investimento a
redditività differita, facciamo una cosa oggi
aspettando un risultato domani. Chiedo di votarci in
primo luogo per aiutarci a fare una sinistra di
alternativa. Non tanto e non solo per come stiamo in
questa competizione elettorale ma per costruire la
vera novità: un soggetto unitario e plurale della
sinistra che oggi in Italia non c'è e domani ci deve
essere.
Ma dov'è l'elemento di discontinuità? Proponi
comunque un soggetto politico pensato dall'alto.
Non ci giriamo intorno: senza un
protagonismo dei partiti il soggetto non si può
costruire. Prc, Pdci, Sd e Verdi sono un serbatoio di
storie, conoscenze, esperienze e lavoro politico
imprescindibile. Ma accanto ai partiti ci sono almeno
altre due componenti. Una è la sinistra «diffusa»:
associazioni, movimenti, giornali, club, centri
sociali, che sono già organizzati ma che non si
riconoscono nelle forme dei partiti. Non perché sia
qui, ma uno dei pochi momenti di gioia in questa
campagna elettorale è stato quando ho letto la vostra
prima pagina che annunciando le edizioni del lunedì
diceva: «Noi ci siamo». E' un impegno che vorrei si
moltiplicasse. La terza componente è una sinistra
«potenziale», fatta di componenti sociali, culturali
o civili che oggi sono impedite a collocarsi in
politica per il suo linguaggio o per la sua natura.
Per esempio?
Il primo e il più grande sono gli
operai, che sono uno dei drammi di questa vicenda
elettorale. Il giorno dello sciopero dopo la strage
della Thyssen Krupp in piazza era apprezzabile anche
fisicamente una distanza enorme. I fischi al
segretario della Fiom, impegnato tra l'altro nella
lotta contrattuale, rendevano evidente che non si
trattava di fischi «politici» - Non ci piace questo
sindacato ma ce ne piace un altro -. Fischiavano
perché i cancelli della fabbrica che il '68-'69 aveva
aperto si sono chiusi. Il «noi» della fabbrica
comunque declinato - noi classe operaia, noi
comunisti, noi Fiom, noi Cgil, noi sindacato dei
consigli, noi rivoluzionari - per la prima volta era
un noi chiuso: noi operai che rischiamo di crepare
diversamente da tutti voi che avete un'altra vita e
state da un'altra parte. L'abbattimento di quel muro
per me è necessario perché lo conosco da vicino ma ce
ne sono altri. Penso che ci siano tantissimi
«territori» potenzialmente di sinistra - per esempio
la cultura ambientalista o femminista - che vivono un
processo di sfruttamento e lo criticano ma non sono
in condizioni di mettersi a disposizione di un
progetto politico.
Però la rappresentanza della contraddizione
operaia a fronte di scarsi consensi della sinistra al
Nord non pone un problema vero?
In un certo senso non è mai stato
vero. A Brescia potevi avere la più radicale lotta
operaia e contemporaneamente il voto alla Dc. Negli
anni '80 a Brescia o a Bergamo molti iscritti alla
Fiom votavano Lega. Tuttavia il tema esiste anche in
rapporto al Pd: esiste o no oggi una possibile
interpretazione di classe della società? Esiste o no
una formazione economica e sociale su scala mondiale
che può essere chiamata capitalismo non come
un'invettiva ma come l'interpretazione della società?
Io penso di sì. Secondo: questo capitalismo tende
alla mercificazione e all'annichilimento degli spazi
di libera scelta e di autogestione più di quello
precedente? Io penso di sì. Terzo: esiste ancora su
scala mondiale e locale una contraddizione fra
capitale e lavoro? Ancora sì, e questo è un punto
cruciale per la costruzione della Sinistra
arcobaleno: questa nuova soggettività politica deve
entrare in conflitto con il modello economico sociale
e deve fare dell'alternativa ad esso il suo elemento
paradigmatico.
Rovesciamo la prima domanda: c'è qualcosa che
in un ipotetico governo di sinistra varrebbe la pena
rifare?
Fra le cose fatte ce n'è una che
difenderei: la politica internazionale. Naturalmente
è stato un compromesso, però lo difendo: dal ritiro
delle truppe in Iraq fino al Libano e alla politica
in Medio Oriente, a un Atlantico un po' più ampio, al
riconoscimento di ciò che avveniva in America latina
e in Africa via via fino alla cosa che soffro di più
come il continuamento della presenza in Afghanistan.
Anche lì la conferenza di pace ha offerto uno
spiraglio...
...E il riconoscimento dell'indipendenza del
Kosovo?
No. Qui penso che sia un errore e
basta, che però condividiamo con tutta l'Europa e che
è la conclusione di un ciclo drammatico che ha
prodotto una neobalcanizzazione drammatica. Diciamo
che è un errore che conclude un itinerario di errori.
Però sostanzialmente la politica estera dell'Unione
io la difendo. Purtroppo non abbiamo raggiunto lo
stesso compromesso sul terreno economico-sociale e su
quello dei diritti, basti pensare che in politica
economica è tornata la logica dei due tempi. Non è
che critico un provvedimento piuttosto che un altro,
è proprio l'ispirazione complessiva che non ha
funzionato: sulla precarietà, sulle pensioni, sui
salari. Noi abbiamo cercato il compromesso, ma anche
sui diritti civili è andata male.
Prima parlavi di un muro da abbattere tra
operai e la gente che sta fuori. Ma non c'è un muro
da abbattere anche tra i partiti e gli elettori? Se
le parole chiave di questa nuova sinistra sono
rinnovamento e partecipazione dove le vediamo? Le
liste sono formate esclusivamente dai partiti, i
gruppi dirigenti sono sempre gli stessi, tu stesso
fai politica da molti anni per costruire questo
soggetto unitario. Non credi che ci sia un deficit di
credibilità?
No. Un deficit di credibilità no, un
processo faticoso sì. Per favorire il rinnovamento
ognuno deve dare il suo contributo e il mio lo
vedrete tra 40 giorni.
E' una notizia?
No. Lo sapete tutti che ho scelto di
non avere nessun incarico di direzione in questo
nuovo soggetto. Proprio perché penso che non solo
bisogna fare un rinnovamento generazionale, che pure
è necessario, ma anche cambiare le forme di
organizzazione. Adesso noi siamo in un imbuto e
facciamo il fuoco con la legna che abbiamo. Lo dico
chiaro già da ora: queste liste elettorali non
saranno convincenti. Chiedo uno sforzo di
comprensione al popolo, a tutti: «Siate generosi».
Perché non c'è un terreno più infido e più complicato
di quello della rappresentanza, lo sappiamo bene.
Questo vale per tutti ogni volta che si deve formare
un organismo dirigente. E non è una giustificazione.
Quando diciamo innovazione dobbiamo essere pronti. E'
curioso che molti di noi che hanno alle spalle una
storia di critica delle forme di organizzazione non
genericamente della politica ma del movimento operaio
e della sinistra lo hanno fatto quando queste
organizzazioni erano forti e possenti. E oggi che
bisognerebbe lavorare ad una ricostruzione della
sinistra questo elemento critico viene un po'
dimenticato. In questo passaggio così difficile
chiedo uno sforzo di generosità, è comprensibile che
quando si mettono insieme i soci fondatori vengano un
po' tutelati. Non è bene che la formula «bombardate
il quartier generale» venga invocata dall'alto ma in
ogni modo penso proprio così: che bisognerebbe che
ricominciasse subito un'altra storia. Che cioè già in
campagna elettorale si costituissero non dei comitati
elettorali ma i comitati per la Sinistra arcobaleno.
Spero che si possano aprire «case della sinistra
arcobaleno» già in queste settimane, anche facendo sì
che le sedi dei partiti vedano sovrapporsi al proprio
simbolo un altro cartello e un'altra forma di
partecipazione. Una volta sofferta la composizione
delle liste, piuttosto che recriminare affoghiamola
moltiplicando i luoghi della partecipazione. Insomma
dobbiamo davvero aprire una fase costituente.
Non è però un problema solo di liste
elettorali. Non si può ignorare che nella sinistra
arcobaleno convivono oggi prospettive completamente
diverse sul suo futuro. Almeno tra i Verdi e il Pdci.
Come rispondi a questo problema?
Le resistenze vanno battute ma i voti
vanno presi. Questa operazione non sopravvive e non
decolla se non ha un risultato elettorale. Quindi
intanto pancia a terra avanti come siamo. E'
indispensabile all'impresa, lo dico a tutti. Ma poi
penso che questo soggetto unitario va fatto. Voglio
rispondere a chi solleva il tema dell'identità anche
se non lo condivido nelle sue forme. L'identità è
comunque un problema reale se il processo è vero,
aperto e inclusivo. Se invece si fa un'operazione
asettica di pura razionalità politica sbagliamo. Il
problema della costruzione di un popolo è anche il
problema dei simboli e dunque fa parte del processo
costituente. Quindi: il massimo di apertura e
contemporaneamente il massimo di determinazione. Le
resistenza vanno battute. Il chi ci sta è decisivo.
Io sono perché ci siano tutti, anche di chi è più
lontano da me. Ma poi la battaglia politica deve
essere aperta e a tutto campo. Non ci sono recinti e
depositi privilegiati per la costruzione di questo
soggetto.
A proposito di identità e prospettive.
Tremonti e la Lega affrontano la crisi della
globalizzazione con una chiusura nazionalistica. Da
120 anni la sinistra ha una visione opposta. Oggi?
Schematizzo al massimo. Della destra
tutto si può dire tranne che non sia dotata di
realismo. Siccome la crisi c'è e deve difendere
interessi reali risponde brutalmente con una nuova
combinazione di liberismo e populismo che è il
protezionismo. All'ingrosso: liberisti nei rapporti
economici, protezionisti nei rapporti tra stati. Ma
il Pd a sua volta fa un'operazione di sistema. Dallo
scioglimento del Pci a ieri c'è stata una
controriforma graduale e non dichiarata ma sempre
collocata a sinistra. Oggi invece è indicativo che la
parola «sinistra» venga cancellata anche nel nome.
Non è maquillage, quella di Veltroni è un'operazione
che va presa sul serio. Sempre quando la sinistra è
in difficoltà diventa aristocratica e sottovaluta i
problemi. L'abbiamo fatto con Berlusconi ora
rischiamo di ripeterlo con Veltroni. Quello del Pd è
un riposizionamento vero: è la richiesta di
cancellazione del conflitto. Sia sul terreno della
lotta di classe che in quello del lavoro. Il
conflitto viene cancellato come se fosse un
fraintendimento dei vari portatori di interessi.
Dunque lo schema di destra è
comunitario-protezionistico, quello di centrosinistra
è la dissoluzione delle fisionomie sociali e dei
diritti. Di fronte a queste due ipotesi di «sistema»
la sinistra è alternativa alla prima e critica con la
seconda.
Perché vi alleate con il Pd nelle città? In
una battuta: è meglio Rutelli sindaco di Veltroni
premier?
Noi dobbiamo valorizzare le autonomie
e ripensare un sistema elettorale in cui ci sia
autonomia di movimenti, soggetti politici e realtà
sociali. In questa prospettiva i corpi intermedi -
sindacati, associazioni, il volontariato ma anche gli
enti locali - hanno una grande rilevanza. Ma per
quale ragione dovremmo privarci del governo delle
città?
Forse perché Rutelli ha già chiarito che un
albo delle unioni civili a Roma non lo farà mai. La
critica che fai al governo Prodi non rischi di
replicarla domani in cento città?
E' un rischio ma è anche la
possibilità di aprirsi spazi significativi. Pensiamo
a Napoli. Dal governo locale possono venire aperture
a spazi di organizzazione nella società molto
significativi, poi naturalmente mi si può dire: ma
che politica urbanistica fai? Che politica dei
trasporti fai?
Il governo locale è più permeabile di quello
nazionale?
Sì. Anche per un'esperienza finita
così male come quella del governo Prodi. Porsi il
problema del governo è indispensabile, perché se da
un lato c'è il rischio dell'omologazione dall'altro
c'è quello di chiamarsi fuori, in forme politiche non
dico estremistiche ma semplificate e banali, che non
fanno i conti con la durezza e la complessità della
mediazione. Puoi riuscirci o no, ma quel cimento è
obbligato.
C'è il rischio che questa formazione della
sinistra appaia una cosa vecchia. Di cultura si parla
poco in questa campagna elettorale. La Rai, la
televisione, è il veicolo attraverso il quale si è
formata anche una cultura, disastrosa, dell'Italia.
Oggi l'unica cosa a cui si pensa è sganciarla dai
partiti e privatizzarla. Voi a quale tv, a quale Rai,
pensate?
Questo campo pone una questione
davvero cruciale: il problema della costruzione di un
senso comune, che possiamo anche chiamare la
questione dell'egemonia. Su questo abbiamo accumulato
molti ritardi. E una delle ragioni è la scomparsa di
luoghi di ricerca comune e di formazione sui grandi
temi di fondo della società. La politique d'abord ci
ha massacrati. Bisognerebbe creare una scuola, un
diavolo di luogo dove si possa organizzare e pensare
sistematicamente, perché scuola, radio e televisione,
nuovi strumenti di comunicazione, nuove produzioni di
arti e di cultura, obbligano a ripensarci
organicamente. Penso che, come per la scuola, il tema
della ridefinizione di una missione della tv è
fondamentale; tutte le discussioni in cui spesso ci
avviluppiamo - tre, quattro, cinque reti - contano
poco. Persino la contesa con Mediaset - rischio di
apparire un bestemmiatore - conta poco quando il
linguaggio è unificato e non si distingue più un
programma del servizio pubblico da uno di Mediaset.
Per la Rai bisogna aprire una discussione sulla sua
missione, marcandone sia nel contenuto che nel
contenitore il carattere di spazio pubblico. E in
questo caso continuo a pensare che la forma migliore
sia il più vicino possibile all'autogoverno. Se tu mi
chiedi: chi governa la Rai? Ti dico: chi ci lavora.
Ma se tu mi chiedi che i partiti si ritirino, sono
disposto solo a favore dei lavoratori. Sennò perché
devo liberarmi?
Proprio il 13 marzo avete indetto un sit in
di fronte alla Rai.
Se dobbiamo andare a viale Mazzini per
chiedere un minuto in più è meglio stare a casa.
Invece vogliamo marcare il carattere di servizio
pubblico, e dentro questo spazio chiediamo una
complessiva capacità di informare sottratta al vizio
di una logica duopolistica.
Hai detto che la sinistra si deve porre il
tema dell'uguaglianza. Fai quattro proposte secche
per stabilirla una situazione di stagflazione, di
recessione. Qualcosa che vi distingua dagli altri
partiti.
La prima è l'aumento dei salari,
degli stipendi e delle pensioni. Cosa a cui va
attribuita un'importanza grandissima. Uno più
importante di me diceva: contro i padroni aumento dei
salari. Io dico: contro la recessione aumento dei
salari. Salari, stipendi e pensioni sono così bassi
che il loro aumento determinerebbe una possibilità di
spesa immediata e in qualche modo questo risponde
insieme ad un criterio di giustizia e a un criterio
di domanda. Secondo: in alternativa alle grandi
opere, che rischiano di suggestionarci anche dal
punto di vista dell'occupazione, proponiamo un grande
programma di opere pubbliche costruite al contrario:
mettere a sistema la difesa idrogeologica del paese,
costruire le case popolari. Un intervento di civiltà,
di valorizzazione ambientale e di beni comuni come il
patrimonio artistico-culturale. Cioè non
un'operazione di devastazione ma di arricchimento di
risorse che sono anch'esse un argine contro
l'impoverimento, dall'acqua fino agli asili nido.
Terzo, l'energia: al contrario del nucleare e del
carbone, vogliamo accompagnare quello che sta già
accadendo nel paese. A Milano si costruisce un nuovo
Politecnico tutto in funzione dell'energia solare.
Quanti progetti come quello possono essere avviati in
Italia? Quarto, il salario sociale: l'idea di una
dotazione in denaro e in servizi per i giovani che
entrano nel marcato del lavoro, siano essi
disoccupati o precari, che li accompagni nel mercato
del lavoro.
Negli ultimi mesi della legislatura
Rifondazione si è concentrata molto sulla legge
elettorale. Tanto che tu stesso dopo il 20 ottobre
hai aperto a un governo istituzionale anche con la
contrarietà delle altre forze della sinistra.
Qualcuno ha sospettato che questo abbia per esempio
rallentato la discussione di alcune leggi in
parlamento come il conflitto d'interessi e la
Gentiloni.
No, le calendarizzazioni le decide il
governo e alla fine il governo ha deciso di non
affrontare la Gentiloni, o il conflitto d'interessi
perché ha pensato di non avere la maggioranza in
senato, cosa poi verificatasi. Quanto alla domanda:
quello che succede oggi mi dà ragione e in questo ti
rispondo a mio nome, non come rappresentante della
Sinistra arcobaleno. Se oggi avessimo avuto una legge
simil-tedesca, avremmo una competizione pulita invece
che una pulsione al 'voto utile'. In nome della quale
si produce una cosa terribile, per cui se parli con
una persona sul piano dei contenuti ti dà ragione -
salari, ambiente, diritti degli omosessuali. Poi gli
chiedi: per chi voti? E ti risponde «chi vince», come
in una partita di calcio. Avessimo avuto una
competizione alla tedesca, non si dava il premio di
maggioranza e dunque l'argomento del «voto utile»
cadeva in sé.
Nelle forze della Sinistra arcobaleno sulla
legge elettorale siete divisi. Il prossimo governo
però farà comunque una riforma. Come farete a restare
uniti?
Adesso il tema dell'alleanza in
coalizione è derubricato per scelta del Pd. Dunque
ora la riforma è una scelta tra due direzioni: una
presidenzialista e bipartitica, l'altra verso la
centralità dei partiti in una repubblica parlamentare
e proporzionale. Ho buone ragioni di pensare che la
Sinistra avrà una scelta quasi obbligata.
Come spieghi la significativa assenza di
movimenti in questo inizio di campagna elettorale per
un partito che per un certo periodo pensava di essere
un partito-movimento?
I movimenti, secondo me, vivono una
fase di difficoltà per molte e complesse ragioni. Del
resto tutto questo lungo ciclo ci ha abituati ad un
andamento diversificato, in cui si producono grandi,
fortissimi momenti di conflitto e anche di tensione
verso l'unità. Penso al movimento degli studenti
francesi contro il Cpe (il contratto di primo
impiego, ndr), vittorioso, che viene da un grande
successo come la vittoria del referendum contro il
trattato europeo, e poi vai alla competizione
elettorale e sei massacrato da Sarkozy. E'
imprescindibile che la costruzione della sinistra
alternativa si misuri con i problemi dei movimenti,
con un approccio che è quello del rispetto
dell'autonomia ma anche della costruzione di forme di
relazione e di un processo di tendenziale
unificazione. Pensiamo alla Fiom: è presente in tutti
i movimenti. In Val Susa contro la Tav c'era, a
Vicenza c'era, nei cortei per la pace c'era. Poi però
quando c'è il contratto dei metalmeccanici è sola e
il reciproco non si vede. Mettiamola così: mi pare un
problema complesso, un limite della sinistra. Si
riconoscerà però che anche al governo e con tutte le
difficoltà, tranne in un caso controverso, il grosso
della Sinistra arcobaleno è stata nettamente con i
movimenti.
Parlando di partecipazione, ti faccio
l'esempio della Sinistra europea. Lì dentro c'è
un'innovazione e un'apertura reale però poi la linea
da tenere rispetto al governo viene decisa solo nella
segreteria di Rifondazione. Chi partecipa alla
sinistra arcobaleno poi dove va a finire?
Hai ragione. Questo processo contiene
molte contraddizioni e molti limiti. Ognuno di noi è
in grado di misurare le proprie impazienze e io
stesso ne conto più d'una. Quel percorso ha dato
luogo a un'aggregazione di forze interessanti che
però non siamo riusciti a fluidificare in un rapporto
stringente con il partito.
Visto che auspichi un soggetto unitario non
pensi che le riunioni volanti tra i leader dei vari
partiti debbano essere rese permanenti o
istituzionalizzate?
Si aprirà fra pochi giorni a Roma una
sede della Sinistra arcobaleno: mi piacerebbe che non
fosse solo un comitato elettorale. Lo dico a
chiunque, associazione o giornale, etc, è interessato
a questo percorso unitario: va lì e occupa una
stanza, perché proprio è un processo - secondo me -
che deve prodursi e gemmare. E poi certo, sarebbe
opportuno che si producesse subito un grande evento,
un'assemblea di tutti coloro, partiti e non, che si
prendono l'impegno di costruire la Sinistra
arcobaleno al di là della campagna elettorale.
Un'assemblea autoconvocata per provare a dire dove
vogliamo andare.
Sessant'anni fa, nel '48 e sempre in aprile,
ci fu una sconfitta pesante del Pci e del Psi. Però
si ripresero. Ove ci fosse una sconfitta,
cosa che speriamo di evitare,
secondo te ci sono le forze per reagire?
Credo sarebbe molto dura. Sono
convintissimo che la Sinistra arcobaleno debba
nascere come una necessità. Però temo anche il
rischio - che c'è in tutta Europa - della scomparsa
della sinistra politica dalla panorama politico e
culturale. Non che questo cancellerebbe i movimenti,
le tensioni critiche, l'anticapitalismo, ma che non
siano più presenti sulla scena della politica. Una
sconfitta temporanea rischia di portarci a una
devastazione di lungo periodo. E' questa la mia
risposta a chi parla di voto utile. Da un lato
costruire questa sinistra dentro e oltre le elezioni
è una necessità storica. Dall'altro è l'unico modo
per condizionare il Pd a una relazione con la
sinistra. Il voto per noi è doppiamente utile.
Se uno dovesse fare una previsione oggi su
come vanno queste elezioni finisce con un quasi
pareggio in senato e una situazione di
ingovernabilità che, come dicono spesso sia Veltroni
che Berlusconi, porti a una legislatura di
transizione.
Mi pare una tesi arbitraria da
sconfiggere politicamente. E' stata messa in campo
per preparare una sorta di union sacrée
post-elettorale e mettere il paese di fronte
all'inevitabilità di un'alleanza per le riforme tra
Pd e Pdl. Anche nel suo versante più dolce sarebbe
una specie di governo istituzionale che tuttavia
nelle nuove condizioni avrebbe l'obiettivo di
istruire un regime, cioè un taglio delle ali fatto
per via istituzionale e non per il voto. E quindi
chiedo a Veltroni e Berlusconi: se volete costruire
un regime ditelo subito, passate attraverso il
consenso e non nascondetevi dietro al pareggio. Se
così fosse potremmo batterci politicamente. Se invece
queste riforme non dichiarate si vogliono fare dopo
il voto vanno contrastate sul terreno della
democrazia e quindi chiamando fin d'ora tutte le
forze democratiche a una sorveglianza, perché il
pericolo che prima veniva indicato della scomparsa
della sinistra qui verrebbe perseguito attraverso
un'operazione autoritaria istituzionale che
chiederebbe davvero una mobilitazione democratica di
tutti i cittadini.